OBAMA: “KENYA SEI A UN BIVIO”

 Nella foto sopra Il presidente Usa Barack Obama e il suo omologo kenyano, Uhuru Kenyatta, durante la conferenza stampa congiunta dopo il loro incontro bilaterale sabato scorso a Nairobi in Kenya. (Fonte: Reuters/Jonathan Erns)


Nella foto sopra Il presidente Usa Barack Obama e il suo omologo kenyano, Uhuru Kenyatta, durante la conferenza stampa congiunta dopo il loro incontro bilaterale sabato scorso a Nairobi in Kenya. (Fonte: Reuters/Jonathan Erns)

«Il Kenya è un paese al bivio: un momento di grandi pericoli ma anche di enormi promesse». Così il presidente statunitense Barack Obama ha sintetizzato l’attuale situazione del paese, nel corso della visita di due giorni, conclusa ieri. Il Kenya ha il potenziale per diventare il motore dell’Africa orientale, ha precisato Obama in apertura del sesto Global Entrepreneurship Summit (Ges) a Nairobi, ma deve riuscire a sconfiggere il «cancro» della corruzione, terrorismo e tensioni tribali che minacciano il futuro del paese.

Sicurezza, diritti umani, sviluppo ecomomico e sociale sono stati i temi centrali dei colloqui e oggetto di una serie di accordi bilaterali. In primo piano il terrorismo, la lotta ai jihadisti somali Al Shabaab e la stabilità della Somalia. Il piano d’azione vedrà aumentarre il sostegno economico a esercito, polizia e magistratura, a cui verranno destinati 100 milioni di dollari – 62 milioni in più, rispetto allo scorso anno -. In previsone ci sono anche aiuti per l’anti-terrorismo, nel quadro del programma di peacekeeping del Partenariato per il controterrorismo regionale dell’ Africa dell’Est (Partnership for regional East Africa counterterrorism).
Sempre in quest’ambito, Nairobi e Washington hanno firmato il Cooperation in threat reduction biological engagement programs agreement, accordo per la cosiddetta “biosicurezza”, destinato a ridurre eventuali minacce biologiche, dalle malattie naturali al rilascio (accidentale o non) di agenti patogeni e tossine. Il timore è anche, evidentemente, che i terroristi possano utilizzare armi batteriologiche.
Al Shabaab non rappresenta, però, l’unica minaccia. Barack Obama e Uhuru Kenyatta si sono detti preoccupati anche per l’instabilità causata dall conflitto in Sud Sudan e le violenze che hanno accompagnato le elezioni in Burundi, definite dal presidente americano «non credibili». Preoccupazioni che Obama ribadirà anche domani, durante il vertice dell’Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia.

La maggior parte degli accordi firmati con il Kenya durante questa prima visita da presidente Usa nella terra natale del nonno, riguardano però lo sviluppo di infrastrutture, la salute pubblica e la cooperazione bilaterale nel settore della tassazione commerciale e delle migrazioni. Tra questi vi è anche un memorandum d’intesa per un estensione a 5 anni dei visti di ingresso negli Usa ai cittadini kenyani. I due paesi cercano, dunque, di rafforzare i legami economici, valorizzando i rapporti commerciali.
Gli Stati Uniti favoriranno, inoltre, l’implementazione di strutture strategiche – prime tra tutte il corridoio Lapsset – e lo sviluppo di sistemi per produrre energia solare, eolica e geotermica. In un’intervista rilasciata a Nairobi, al New York Times, Obama ha inoltre difeso il suo programma Power Africa che avrebbe dovuto raddoppiare gli accessi alla rete elettrica, ma i cui finanziamenti sono bloccati da veti politici al Congresso. “Siamo sulla buona strada” ha detto, “È solo questione di tempo”.

Per quanto riguarda invece la tutela dell’ambiente e della fauna selvaggia, il presidente ha annunciato che gli Stati Uniti introdurranno un divieto sulla vendita di avorio illegale, per sostenere il Kenya nella lotta contro lo sterminio di elefanti. Nei suoi interventi pubblici Obama ha poi messo l’accento sull’importanza del rispetto dei diritti umani. Ha condannato la sottomissione e la violenza sulle donne, tra cui le mutilazioni genitali e i matrimoni forzati – evidenziando che il miglior uso degli aiuti allo sviluppo è quello per l’istruzione delle bambine.

Seppur uniti nella lotta al terrorismo e su molti altri temi, i due presidenti hanno però esposto opinioni diametralmente opposte sulla questione dei diritti dei gay. Obama ha apertamente auspicato un cambiamento nella radicata cultura di discriminazione e di violenze contro gli omosessuali, ma Kenyatta si è affrettato a sottolineare che su questo tema, i kenyani non condividono gli stessi valori degli americani.

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